Il Servo di Dio Giuseppe Fanin tra preghiera e servizio all’umanità

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampaA 60 anni dal suo martirio per mano di tre militanti comunisti
di Antonio Gaspari

Tratto da ZENIT di lunedì 2 marzo 2009

Il 28 febbraio ad Imola si è svolta una giornata commemorativa per il 60° anniversario del martirio del Servo di Dio Giuseppe Fanin.

E’ stata celebrata una messa dal Vescovo di Imola, monsignor Tommaso Ghirelli, e concelebrata da alcuni sacerdoti della diocesi ex allievi dell’Istituto “G. Scartabelli” di Imola, dove Fanin studiò e si diplomò.

A Imola come in tutta la regione l’ammirazione per Giuseppe Fanin è ancora viva. Aveva 24 anni quando sindacalista, attivista delle ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) e militante della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), la sera del 4 novembre 1948, fu aggredito da tre militanti comunisti e barbaramente massacrato a colpi di spranga.

Lo trovarono con il rosario in mano e la sua testimonianza di cristiano fortemente impegnato nella preghiera e nella difesa dei lavoratori è rimasta così impressa nella popolazione che il primo novembre del 1998 l'arcidiocesi di Bologna ha aperto un processo di beatificazione affidando la causa al postulatore don Filippo Gasparrini.

Figlio di immigrati veneti, terzo di dieci figli, dopo un breve periodo in seminario, Giuseppe Fanin si laureò in Agraria all'università di Bologna.

Come segretario provinciale bolognese delle ACLI-terra si impegnò nella difesa dei diritti dei lavoratori.

La sera del 4 novembre 1948, mentre rientrava a casa in bicicletta, recitando il rosario, venne aggredito da tre militanti del Partito Comunista Italiano (PCI), che lo uccisero a colpi di spranga.

Dopo 20 giorni di indagini, il 24 novembre 1948, Gino Bonfiglioli, segretario della sezione del PCI di S. Giovanni in Persiceto, si costituì nella locale caserma dei Carabinieri, confessando di essere il mandante dell'omicidio e rivelando i nominativi dei tre esecutori Enrico Lanzarini, Renato Evangelisti e Indrio Morisi.

In ricordo di Giuseppe Fanin il comune di Bologna gli ha dedicato un viale nella zona universitaria e uno nella stessa San Giovanni in Persiceto.

In una cerimonia commemorativa svoltasi il primo novembre del 2008 a San Giovanni in Persiceto, il Cardinale Carlo Caffarra spiegò la santità di Fanin.

“Una cosa mi ha sempre colpito nei dialoghi che ho potuto avere in questi anni con persone che lo avevano conosciuto molto profondamente è il suo spirito di preghiera”, ha rilevato l’Arcivescovo di Bologna.

“Fu un uomo dalla profonda vita di orazione – disse –. Secondo quella spiritualità solida e semplice, che ha caratterizzato quella grande generazione: una profonda devozione mariana (la pratica del rosario era quotidiana); una grande fedeltà ai sacramenti della fede (Confessione ed Eucaristia); la pratica annuale degli Esercizi spirituali secondo il metodo ignaziano; una sincera ed affettuosa devozione al Papa. È questa spiritualità che ha nutrito uomini e donne nel loro quotidiano, faticoso e non raramente pericoloso cristianesimo”.

Insieme alla preghiera, il porporato sottolineò “il concreto impegno di elaborare programmi sociali per rinnovare secondo la dottrina sociale della Chiesa quel mondo agrario cui il Servo di Dio si sentiva più legato”.

Secondo il Cardinale Caffarra, “Giuseppe Fanin è una delle pietre immacolate con cui il Signore ha costruito l’edificio delle nostre comunità cristiane nella nostra Regione”.

“Con lui penso ai tanti nostri sacerdoti uccisi da un odio insensato e cieco – disse –. Non perdiamo la loro memoria. Essi sono le vittime di un disegno insano che pensava di edificare una società di uguali mediante l’uccisione di innocenti".

“E se a noi sono stati risparmiati anni di disumana devastazione della dignità dell’uomo, come non avvenne in altri paesi dell’Europa dell’Est, ciò fu dovuto, secondo una visione di fede, anche al sacrificio di queste vittime innocenti. Non siamone eredi immemori”.

Per capire quanto la testimonianza del Servo di Dio fosse ben al di sopra delle beghe politiche, Carlo Fanin, fratello di Giuseppe, ha detto ad “Avvenire - Bologna 7” (26 ottobre 2008) che dopo l’apertura del processo di beatificazione “Giuseppe non può più essere definito un personaggio di parte, ma è un esempio per tutti”.

L’altro fratello Gian Antonio ha spiegato che “Giuseppe venne ucciso in odio alla fede perché c’era una lotta dichiarata del comunismo contro la Chiesa. Lui voleva aiutare i braccianti, che conosceva bene perché lavoravano nelle nostre terre, e lo voleva fare da cattolico. Voleva cioè che le persone si realizzassero nel lavoro, e per questo portava avanti l’idea della compartecipazione. Ma in questo modo si mise in urto con il ‘sistema’ da noi dominante, e pagò con la vita”.

“Ho sempre sostenuto – ha continuato Gian Antonio – che la colpa più grande non è degli esecutori materiali di quel crimine, ma dell’ideologia comunista, che li accecò fino al punto di credere che uccidendo una persona avrebbero fatto il bene della società!”.

coperina Particolarmente impegnata nella memoria e nella diffusione degli scritti e delle opere di Giuseppe Fanin è l’Associazione culturale “il Mascellaro” (www.mascellaro.info) che di recente ha anche ripubblicato il libro “Giuseppe Fanin, fedele a Cristo” contenete i testi del convegno intitolato “Giuseppe Fanin: fedele a Cristo, martire per la felicità” svoltosi a San Giovanni in Persiceto il 27 febbraio 2008.