A.B.E.S. Preti nella tormenta - 1946
 
 A.B.E.S. libri on line  il Mascellaro

 L'OPERA
COPERTINA
 Indice  Prefazione  Don Ubaldo Marchioni  Don Ferdinando
  Casagrande
 Don Elia Comini
  P. Martino Capelli
 Don Giovanni Fornasini  P. Mario M. Ruggeri  Don Ilario Lazzeroni  Don Ildebrando Mezzetti  Don Mauro Fornasari  Don Giuseppe Lodi  Mons. Luigi Balestrazzi  Can. Arturo Giovannini  Don Eligio Scanabissi  Don Aggeo Montanari  P. Tarcisio Collina  Don Dogali Busi  Don Domenico Gianni  Can. Raffaele Bortolini  Can. Enrico Donati  Don Achille Filippi  Don Alfonso Reggiani  Don Giuseppe Rasori  Don Medardo Barbieri  Don Corrado Bortolini  Can. Giuseppe Tarozzi  Preti nella tormenta

 
  il Mascellaro
Un ardito bersagliere
Don DOGALI BUSI
foto Nato a Castel d'Argile il 29 Novembre 1912 da Alfredo e Marchesini Malvina, prima alunno del Seminario dei Sacerdoti della «Nigrizia» di Monsignor Comboni, poi allievo del Seminario Regionale di Bologna, fu ordinato il 27 giugno 1937. Cappellano a S. Giovanni in Monte, nel 1939 fu nominato parroco di Pioppe e Malfolle, Cappellano militare nel 1941, gli fu affidata l'assistenza religiosa dell'XI Regg. Bersaglieri. Fu pugnalato a Priboj (Croazia) il 15 giugno 1942.

15 giugno 1942: la guerra in Croazia si fa sempre più pericolosa, perchè le bande armate di partigiani e di patrioti non si sono affatto rassegnate alla sconfitta; anzi ogni giorno si rinforzano e ardiscono sempre più affrontare i nostri soldati quando li possono sorprendere a gruppi non troppo numerosi.
Quel giorno, nei pressi di Briboj, un gruppo di bersaglieri dell'XI Reggimento era uscito per un'azione di rastrellamento e di polizia. Il loro Cappellano, don Dogali Busi, sempre pieno di entusiasmo e di zelo, sa quanto sia grande il pericolo a cui si espongono i suoi militi e vuole accompagnarli.
In una stretta, un gruppo di banditi e guerriglieri li assale alle spalle. I bersaglieri sostengono l'assalto e riescono a metterli in fuga. Ripigliano la marcia, mentre don Dogali, che ha una gamba leggermente ferita, si ferma un istante per fasciarla.
Sopraggiunge frattanto il Comandante del Reggimento, che precede una colonna motorizzata, lo riconosce, ferma il suo autocarro, si informa, si rallegra con lui e lo invita a salire.
Don Dogali accetta, ma hanno appena ripreso il cammino che i banditi ritornano più numerosi e assaltano decisi. In fretta le macchine vengono riparate sotto il fogliame e si ingaggia il combattimento. Don Dogali è rimasto sull'autocarro, ormai solo, e ad un tratto si vede circondato dai ribelli. Uno gli si fa addosso col pugnale alzato. Don Dogali accenna ripetutamente che è disarmato, gli mostra la croce rossa che spicca sul suo cuore, gli grida:
— «Pope! pope!» Prete! prete! —
Ma quello è insensibile e gli affonda il pugnale nel petto.
Cade don Dogali riverso nel proprio sangue.
Cosi lo trovano i suoi bersaglieri tornati dopo la fuga dei ribelli, e gli danno onorata sepoltura a Vrhovina, aiutati dal Cappellano Militare del 73° Reggimento Fanteria, don Giacomo Vender.
Il dinamico cappellano di San Giovanni in Monte, lo zelante ed irrequieto curato di Malfolle, il fratello maggiore dei suoi amatissimi bersaglieri coi quali visse, soffrì e combattè dall'aprile del 1941, cessava la sua nobile missione.
Scriveva di lui il Cappellano Capo, Monsignor Ivo Bottacci, al clero bolognese:
«Molti di voi l'avevate conosciuto e ne avevate ammirato la singolare prontezza del suo carattere aperto, cordiale, entusiasta. Era venuto volontario per esplicare il suo sacerdotale Ministero fra i giovani in armi e per dimostrare tutto il suo più vivo amore per la Patria. I bersaglieri, per i quali aveva premure più che paterne, lo hanno accompagnato alla tomba con le lacrime agli occhi: la sua scomparsa lascia un vuoto immenso anche fra i signori Ufficiali che di lui avevano la più alta stima e lo consideravano come un vero loro fratello».
 
Don Enrico Donati, Giuseppe Fanin, il persicetano, ...
Torna a inizio pagina www.mascellaro.info Torna a inizio pagina