A.B.E.S. Giuseppe Fanin - I edizione 1948
 
 A.B.E.S. libri on line  il Mascellaro

 L'OPERA
 Copertina  Presentazione  Sul mucchio di ghiaia  Casa Fanin  «Il mio amore e' puro perche' anch'io sono puro»  Vita universitaria nella F.U.C.I.  Il sindacalista cristiano  Chi ha assassinato Giuseppe Fanin  Il trionfo della morte  Ricordando Fanin

 
  il Mascellaro

IL TRIONFO NELLA MORTE

l’assassinio di Giuseppe Fanin ha destato la più vasta eco in tutta Italia e, ben si può dire, nel mondo: l’International New Service ha chiesto alla Segreteria Provinciale delle Acli di Bologna notizie e foto per le agenzie di Europa e di America.
A centinaia sono giunti i telegrammi e le lettere alla famiglia Fanin, alla Segreteria Provinciale della D.C. e delle Acli e al Comitato Provinciale dei Sindacati Liberi.
Riproduciamo qui tre fra le più autorevoli testimonianze.
Il Card. Arcivescovo di Bologna, appena avuta notizia del delitto, così scriveva alla famiglia Fanin:
«Per mezzo del Vostro buon Parroco che mi porta la dolorosissima notizia della morte violenta del povero figliolo Giuseppe, Vi mando, cari genitori e fratelli di Lui, le più vive espressioni di profonda pena che mi ha colpito e mi unisce al vostro intenso ed irreparabile dolore.
Prego e pregherò nella S. Messa per il caro Estinto e per Voi e perché cessi questo orribile dilagare di sangue fraterno che getta nel lutto tante famiglie come Voi, di buoni laboriosi italiani, e fa disonore alla nostra terra».

Il Sen. Braschi ha inviato questa nobile lettera:
«La notizia che apprendo dai giornali mi riempie di dolore e di raccapriccio! Sono vicino alla famiglia e agli amici colpiti, cuore a cuore.
Mi unisco a voi nel ricordo e nella preghiera: il sicario non uccide lo spirito e la belva non rannuvola il cielo. Nella luce di Dio, Giuseppe Fanin splende come un Martire e infonde a noi la forza per camminare dietro il suo esempio luminoso, nella divina certezza della vita che non muore».

Ed ecco una fra le tante lettere di Liberi Lavoratori.
Questa è indirizzata alla fidanzata.
«Prima di ogni cosa Le porgo le mie condoglianze, ma Lei sappia che il dottor Giuseppe Fanin non è morto, ma esso vive più di prima ed è uno sprone ed un esempio per tantissimi altri lavoratori di aprire gli occhi e passare dalla parte sana. I nemici non sanno che il sangue di un innocente semina e raccoglie frutti copiosi mentre i criminali lavorano così per la propria distruzione.
Porga le condoglianze anche alla famiglia, di un libero lavoratore padovano, padre di due figli. Viva i liberi ed eroici lavoratori della terra Emiliana!».

Ha avuto ragione il bravo lavoratore padovano: a dispetto del terrore che paralizza ancora tante sane energie, proprio in questi giorni, le file dei liberi sindacati si stanno meravigliosamente ingrossando; ed è uno spirito nuovo che le anima, una volontà nuova; «una volontà fiera, disperata, insopprimibile di continuare a lottare per la libertà ed il vero bene dei lavoratori» (da una lettera di condoglianze).
E' questa l’idea che più frequente ritorna nei telegrammi e lettere, unitamente all’invito rivolto al Governo di intervenire decisamente perchè tuteli finalmente la vita dei cittadini. Da questi sentimenti fu animata la folla (si calcolarono 15.000 persone) che si riversò a Persiceto la domenica 7 novembre 1948 per tributare al martire testimonianza di fede.
Ora tutta Italia viene impegnata perchè le onoranze a Giuseppe Fanin abbiano carattere nazionale con la creazione di opere che ne ricordino per sempre l’eroico martirio.
A Palazzo Madama il 17 novembre 1948 dopo che il Sen. Rubinacci ebbe ricordato: «Fanin è caduto per difendere la libertà dei lavoratori» ha parlato il Sen. Umberto Merlin: «Sapete donde noi ricaviamo la forza per resistere e camminare? Noi la ricaviamo dal sangue di Giuseppe Fanin! Il Fanin è caduto per la nostra causa e il sangue dei cristiani ha sempre dato all’Italia ed al mondo nuovi milioni di anime che hanno preso il nome e il posto di coloro che sono caduti».
Così è stato in ogni tempo, così sarà oggi.
E non ci sia nessuno che attende supino! Guai per coloro che hanno sentito nelle loro vene il brivido di indignazione e di ribrezzo per il sangue versato, ma poi si sono nuovamente rinchiusi nel loro quotidiano abituale egoismo. Il più mordente rimprovero che la nostra coscienza deve temere oggi è questo: Per te il martire è caduto invano!
 
Don Enrico Donati, Giuseppe Fanin, il persicetano, ...
Torna a inizio pagina www.mascellaro.info Torna a inizio pagina